Fig.
1: Antica Statua di
S. Giovanni Battista

Fig. 2:
Statua di S.G.Battista
sull'Altare Maggiore

Fig. 3:
La statua della
Madonna delle Grazie

Fig. 3:
Gesù nell'orto dei Getsemani

Fig. 4:
S. G. Bosco e
S. D. Savio

Fig. 5:
S. Pio da Pietrelcina
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Le statue
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I Fieschi,
signori di Loano, dal 1505 al 1547, si presume ebbero buoni rapporti
con i
Disciplinanti Bianchi, difatti donarono all’Oratorio un bellissimo San
Giovanni
in legno, di autore ignoto; statua che andò distrutta nell’incendio che
scoppiò
nella detta “casaccia” la notte del 6 gennaio 1619 (cfs. Chiozza – Cose
loanesi
n. 9 pag. 32).
Ora,
da tempo
immemorabile l’Oratorio è in possesso di una statua in legno di autore
ignoto
raffigurante San Giovanni Battista il quale veste una pelle di cammello
marrone
e bianca con sopra un mantello rosso con ricami in oro, la mano destra
tiene la
croce attualmente senza cartiglio e la mano sinistra sorregge un libro
chiuso,
ai piedi sul basamento vi è un agnello.
Questa
statua con
assoluta certezza veniva portata in Processione già nel 1800, come
riportato alla
fine del 1950 nel quaderno di appunti di Giuseppe Siccardi già Priore
dei
Bianchi.
Non si
riesce a
sapere molto di più in quanto il suddetto quaderno è stato consegnato a
sua
tempo al Padre Agostiniano Raffaele Bracco e non è più a disposizione
di questo
Oratorio.
Comunque
sia, la
Processione si faceva nella seconda festa di Pentecoste, al mattino e
arrivava
dietro Palazzo Doria; dato il periodo in cui si teneva questa
Processione, che
è la stagione tipica delle fave, alla statua dai loanesi venne dato
l’appellativo di “U Favà”.
Quasi
niente si
sa di questa statua precedentemente a questa Processione che da circa
un secolo
non si fa più, però non si può certo escludere che possa essere quel
bellissimo
San Giovanni in legno donato dai Fieschi nella prima metà del 1500 e
che forse
non andò completamente distrutto nell’incendio del 6 gennaio 1619 ed in
seguito
in qualche modo restaurato.
Segni
di restauro
sono tuttora evidenti, ma per avere una qualche conferma che possa
trattarsi di
quel San Giovanni sarebbe interessante vedere se sotto a quel restauro
esistono
ancora tracce di bruciature, tantopiù che un esperto restauratore fa
risalire
la statua al 1500-1600.
Al
momento, a noi
Confratelli piace pensare che sia proprio quella la statua donataci dai
Fieschi. (ved. Fig. 1).
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Questa
statua (ved. fig. 2) in legno scolpito, dipinta e dorata, risale al
XVIII sec.; raffigura il Santo così come andava pellegrino nel deserto
digiunando e pregando. Veste una pelle di cammello marrone e bianco, un
mantello rosso con ricami in oro, la mano destra sorregge la Croce con
il cartiglio "ecce agnus dei", ai piedi di San Giovanni, sul basamento,
un agnello dorato.
Secondo la critica la statua è probabilmente
opera di uno scultore locale che, al di là di un "maraglianismo" di
superficie e di un certo virtuosismo tecnico, è vincolato in formule
accademiche (volto, panneggio delle vesti).
La nostra
Confraternita ne venne in possesso quando nel 1797 il confratello
Bartolomeo Musso, allora proprietario della statua, ne fece dono
all'Oratorio con un atto di donazione remuneratoria redatto dal notaio
Nicolò Bertoluzzo in data 15-6-1797. Si riporta copia del manoscritto
del suddetto atto nell'Archivio Documenti.
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La
statua è collocata nella nicchia del primo altare a destra. Fu scolpita
dal genovese Giambattista Garaventa su ordinazione dell’Oratorio delle
Cappe Bianche che l’acquistò al prezzo di £ 1.400 versate in diverse
rate in riferimento allo stato di avanzamento dell’opera.
A lavoro ultimato la scultura è stata portata a Loano e fece il suo
ingresso nella Chiesa il 22 giugno 1841.
La
statua, in legno scolpito, intagliato, dipinto, dorato e argentato, è
composta da una base raffigurante una nube argentata su cui poggiano
due angioletti dalle ali variopinte e dorate, uno dei quali bacia il
piede della Vergine.
Al centro la Vergine (veste rossa con
mazzetti di fiori dorati, manto blu con piccoli fiori dorati,
velo-manto bianco dorato internamente) con il braccio sinistro tiene il
Bambino che è seduto sulla gamba sinistra; alla sua destra un
angioletto (cinto da un drappo dorato) reca un cestino di palme
intrecciate; a destra della nube spunta la testa di un cherubino.
La
critica artistica fa rientrare questa scultura in una produzione di
tipo devozionale avulsa dal contesto della produzione figurativa del
tempo (metà secolo XIX), caratterizzata da immagini semplici,
immediatamente leggibili nella loro elementarità (cfr. F. Franchini
Guelfi “Le Casacce”).
Nel 1871, trent’anni dopo, è stata
predisposta una raggiera in legno intagliato e dorato che viene
inserita nella statua in occasione della festa e della processione
solenne, ogni 12 settembre, in onore della Madonna.
La raggiera,
opera di artigianato locale, è stata eseguita grazie alle oblazioni dei
confratelli e consorelle, promossa dall’allora sotto-priore Giobatta
Viziano.
Sempre in occasione della festa viene collocata sul capo
della statua di N.S. delle Grazie una corona in argento sbalzato,
cesellato, dorato e fuso con pietre preziose di colore verde, bianche,
viola e rosse.
Sul bordo della corona il punzone croce dei Santi Maurizio e Lazzaro.
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Questa
statua ne ha sostituito un’altra, più piccola, che fu venduta alla
Confraternita San Carlo di Calice Ligure il 30/4/1958 per la somma di £
1.000.
La statua attuale raffigura Gesù inginocchiato in preghiera
con l’angelo che gli porge il Calice. Il gruppo statuario in legno è
opera della ditta Perathoner di Ortisei.
L’acquisto è datato,
grazie sempre ai libri contabili, al 27/8/1957, con il pagamento di un
acconto di £ 100.000 e il 31/3/1958 con il saldo di £ 160.000.
Questa cassa viene portata in Processione dai confratelli nella sera
del Venerdì Santo.
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Questo gruppo in legno è stato
acquistato dall’Oratorio il 14/9/1958 e raffigura i due Santi in piedi
e affiancati.
Il gruppo statuario è posto nella nicchia del primo altare a sinistra e
viene esposto ai fedeli
ogni 31 gennaio nella ricorrenza della festa di San Giovanni Bosco.
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| Busto
in ceramica raffigurante Padre Pio offerto alla Confraternita nell'anno
2004 dallo scultore Stefanoni Giovanni di Calco (LC). |
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